|
26 gennaio 2006
Freezing Point
Ieri abbiamo iniziato il seminario di Chinese Foreign Policy leggendo l'articolo del NYT nel quale si raccontava la storia del giornale cinese Bing Dian (Freezing Point) censurato dal China's Propaganda Department. Una delle critiche rivolte al giornale da parte dell'ufficio governativo riguarda la pubblicazione di uno studio su un libro di testo di storia per le scuole medie. La critica pubblicata sul Bing Dian ed elaborata da un professore universitario cinese concerne l’abitudine a costruire la storia attraverso sistema di fatti scelti ad hoc e legati insieme per rafforzare l’idea di unita’ e forza nazionale. Questi fatti sono verita’ parziali, ma sono anche il cavallo di battaglia dell'educazione cinese ed hanno un vero e proprio riconoscimento teorico. Questa sequenza di eventi rappresenta il periodo di oltre un secolo di umiliazione nazionale, causato dalle forze occidentali e contro cui il grande partito comunista cinese ha sollevato la testa. La critica di questa narrativa e’ stato uno dei fatti scatenanti la censura di Freezing Point.
Una mia compagna cinese non si e' affatto sconvolta alla notizia. Tuttavia durante la lezione il suo viso ha cambiato colore e non e' piu' riuscita a stare in silenzio (cosa che di solito riesce facilmante a un cinese). Durante le tre ore di seminario abbiamo ripercorso la storia cinese tra il 1937 e il 1942 circa, cercando di capire i motivi dello scontro tra i nazionalisti e le nascenti forze comuniste, gli scontri tra Mao e Stalin, e le dinamiche della guerra contro i giapponesi. Xingtong dice che odia il governo, sa che esso mente su molte cose, ma non riesce a capacitarsi del fatto che cio' che studia da quando e' in prima elementare sia tutto completamente distorto. Non vuole crederlo, non lo accetta. Chiede scusa al professore perche’ non riesce a credergli. Il professore competente e appassionato si ferma un’altra mezz’ora a parlare con lei e un altro sparuto gruppetto. Si offre di prestarle libri, articoli, le da spiegazioni e la frustrazione di Xingtong cresce visibilmente, si sente ridicola, usata, tradita. Continua a ripetere: “So che ci mentono, ma su questo? Su questo? Su questo? Su questo non e’ possible!”
Xingtong rappresenta la crème della societa’ cinese, quella che puo’ permettersi di andare all’estero, quella che quando parte dalla Cina dovrebbe essere gia’ in qualche modo cosciente dei problemi che si lascia dietro. Vederla cosi’ spaesata e incredula, mi fa riflettere su quanto sara’ difficile raggiungere quel momento in cui il miliardo di cinesi che non e’ a studiare all’estero o non e’ abbagliato dalle opportunita’ che enormi somme di denaro danno, potra’ pensare con il proprio cervelletto (e sottolineo pensare, non parlo di scegliere, scegliere e’ uno stadio troppo avanzato di liberta’ da cui la Cina e’ lontana anni luce). Mi chiedo, soprattutto, come un tale cambiamento potra’ mai attuarsi se quei pochi che provano ne pagano conseguenze immediate e crudeli.
| inviato da il 26/1/2006 alle 17:40 | |
|